Il rasoio, le scelte e gli errori.
Forse perché per metter mano alla tastiera in maniera produttiva è necessario che io sia in uno stato d'animo adatto.
Sarà per questo motivo.
In questi giorni ho spesso pensato a scrivere qualcosa, scrivere per me, scrivere per lei, anche soltanto scrivere e basta, dare sfogo ai pensieri per il gusto di vederli impressi da qualche parte. Eppure non c'è stato verso, assolutamente. Più di una volta mi sembrava di aver colto il pensiero giusto, quell'incipit che come una corda pizzicata mette in moto tutte le altre. E da lì, armonia di suoni e pensieri in vibrante intesa. Ma poi quel pensiero svaniva, perduto tra altre decine di pensieri, perduto in un labirinto inestricabile.
Questa notte non è così. L'incipit c'è, ben scolpito nella mente, e non potrebbe essere diversamente.
Non potrebbe essere diversamente in quanto stanotte sono di nuovo perso in me stesso, alla ricerca di un appiglio solido che fuori non posso trovare. Sempre la stessa storia, noiosa a voler essere onesti. Il Nero, a suo modo, era un appiglio solido dentro di me.
Cinico, razionale e con ben pochi scrupoli, era qualcosa su cui fare affidamento. Del resto non l'ho mai negato, il Nero aveva i suoi pregi e i suoi difetti, gli ultimi preponderanti sui primi, i primi tuttavia introvabili o quasi.
Sono convinto di averla offesa, delusa e certamente inasprita nei miei confronti. No, di certo il mio modo di fare così sconsiderato e avventato a dir nulla non ha aiutato la situazione già difficile. Non ha aiutato lei, questo è un eufemismo. Non ha aiutato me, e questo è un dato di fatto.
Perchè mi comporto così? Cosa mi spinge a costruire castelli per aria, a complicare problemi già complessi, a esacerbare situazioni già tese? L'irrequietezza? La stessa incapacità di accettare le cose per come sono, di aspettare i giusti tempi, i Suoi tempi...? Il mio carattere, che mi porta a mettere in discussione tutto ed il contrario di tutto, fino ad arrivare al punto di stallo, perché se non ci trovo il paradosso o l'enigma o il controsenso o il problema morale non sono soddisfatto?
Dannazione a me!
Ho provato a sviscerare la questione, cercando se non di capire, almeno qualche lume su questo mio comportamento. Comportamento che mi rende ancora più perplesso in quanto riconosco non essere il mio solito, non nel lungo periodo, non in condizioni difficili come quella che sto vivendo. Ho provato a convincermi di essere fondamentalmente insicuro.
Insicuro.
Dovrebbe essere questa la risposta? Guardando oggettivamente ciò che mi accade, le mie reazioni, la stessa origine dell'ansia che avverto dentro di me, non potrei dissentire. Non potrei, se non mi conoscessi da una vita.
Io non sono insicuro. Non nel senso stretto del termine. Non vacillo nelle mie scelte, non nutro costantemente dubbi su quel che faccio o su quanto ho deciso di fare. Probabilmente, se dovessi guardare più attentamente, ammetterei di essere titubante nel momento in cui scelgo, nel momento di valutare le differenti opzioni, nel soppesare i pro e i contro, vantaggi a breve e a lungo termine. Ammetterei questo: impiego probabilmente più del tempo necessario per decidere, e neppure troppo spesso.
Tuttavia una volta presa la decisione, forte anche della mia innata testardaggine che tanti lutti addusse, non tentenno. Vado fino in fondo.
Non sono insicuro su me stesso, anche qui nel senso stretto. Sono pronto a mettermi in discussione e io stesso sono il mio più feroce critico, l'antagonista più spietato. Ma non nutro incertezze: so quanto valgo, so come appaio dal di fuori, so come sono fatto dentro. Se accetto una sfida è sempre perché so di poterla vincere, impegnandomi a fondo. Le uniche sfide che ho perduto sono state quelle in cui ho deciso di "provare", quelle sfide caratterizzate dal "vediamo un po' come va" senza troppa convinzione. Scelte effettuate di getto, senza pensarci, senza crederci, basandomi soltanto sulla fortuna.
Tutte le altre le ho vinte.
Scommettendo su me stesso, è difficile che io perda...e non è semplice tracotanza, c'è un motivo ben valido: non scommetto se non so di aver già vinto. E se la scommessa di gioca sulle mie sole forze, so già di aver vinto.
Insicuro?
Al contrario, qualcuno - e se il Nero fosse qui sarebbe il primo - potrebbe definirmi arrogante e supponente. Borioso, pieno di me.
Allora perchè? Ritorna questo interrogativo opprimente, perchè?
Ho avuto la spiegazione sotto mano da sempre, eppure ho voluto continuare a vedere enigmi dovunque, ho voluto continuare ad esasperare il problema, a rigirarlo per trovarne gli spigoli e compiacermi nel guardarlo dalle angolazioni più contorte. Sempre complicare, sempre cercare il difetto.
Il difetto. Il MIO difetto.
Ma non è così! In questo caso io SONO insicuro, ed è la risposta più semplice - per il rasoio di Ockham: Frustra fit per plura ecc. ecc. - quella corretta. Sono insicuro, e se riesco per qualche attimo a far tacere il mio orgoglio e ad ammetterlo, solo per un attimo, quanto basta a compiere il successivo passo logico...
...riesco a comprenderne anche il motivo.
In questa situazione io sono insicuro perché sto amando come non ho amato mai. E ciò che si ama, si teme di perderlo.
E proprio perché non ho mai amato così, ecco!, l'insicurezza: quel non sapere bene come muovermi per non mettere il piede in fallo, per non dire o fare o provocare qualcosa che possa portarmi via questo amore così unico, così potente da riuscire a farmi spostare da me stesso. Procedendo così a tentoni, più di una volta ho prodotto esattamente l'effetto tanto temuto: ferire in maniera inqualificabile la radice del mio amore.
Come un cieco barcollante o un ragazzino che non ancora riesce a controllare i suoi movimenti, ecco come mi sto comportando. Nella maniera più sbagliata possibile.
Proprio io...proprio io che faccio della mia sicurezza, impassibilità, freddezza e decisione un motivo di grande vanto.
Proprio io.
So quel che direbbe il Nero, so quale soluzione degna del miglior William Ockham proporrebbe. La scelta razionale e ponderata, ineccepibile e priva di alcuno scrupolo. Vantaggiosa e lungimirante. La stessa che in tanti, pur non essendo fantasmi, mi hanno già innumerevoli volte consigliato, coloro che te - Esperia - non ti hanno mai conosciuto, coloro che non sanno cosa tu rappresenti davvero per me.
La soluzione del Nero mi tirerebbe fuori da questa situazione ingarbugliata, chiedo perdono, rettifico: che io stesso ho ingarbugliato, al prezzo di una semplice, singola benché dolorosa, spremuta di cuore.
So quel che pensa e vuole Giò, so quale soluzione che farebbe inorridire il peggior William Ockham. La scelta dell'istinto e del mio sentire. La stessa che di tutti forse soltanto uno, un vero amico, mi ha qualche volta consigliato, colui che pur non avendoti - Esperia - mai conosciuto, ha conosciuto bene me, quel che provo e quel che sono, e ha compreso quello che rappresenti per me.
La soluzione di Giò non risolve nulla, mi proietta ancora più in profondità in questa situazione che io - sic! - ho ingarbugliato, mettendomi faccia a faccia con la realtà, sbattendomi sotto il naso il peso delle mie azioni sconsiderate e dicendomi che se voglio davvero così tanto realizzare un sogno, è il caso di darsi da fare.
Se non riesco a darmi una buona regolata e tornare ad essere quel che sono, questa scommessa rischio di perderla.
E perdere molto di più di quanto io non mi sia mai giocato finora.
P.S. Ho dato l'ultimo esame, la laurea è a breve scadenza. Si chiude un ciclo, benché io attualmente non veda ancora alcun traguardo.
Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem.
Pluralitas non est ponenda sine necessitate.
Frustra fit per plura quod fieri potest per pauciora.
...come dire: Giò qualche volta il mondo è meno complicato di te!
3 commenti
Ahiahiahi
Mi conosci: io sono una persona iperrazionale, che vuole avere il controllo su tutto...Eppure, a volte lasciarsi andare al flusso della vita e dei propri sentimenti, non è così biamisabile come si pensa.
A volte pretendiamo di essere perfetti, di essere impeccabili e di fare sempre le giuste azioni...Ma se davvero così fosse, dove sarebbe la nostra umanità?
Spesso sbagliamo nel sentire e nel seguire le nostre emozioni, ma sono rischi che vanno presi.
La cautela è un bene, non IL bene.
D'altro canto, come ha già giustamente detto chi ti ha commentato prima di me, l'esito di una storia si fa in due.
Puoi mettere la tua parte, ma non puoi essere tu il solo artefice di un destino comune.
Non hai nessun bisogno di essere un automa nè il perfetto principe azzurro...Essere te stesso, con le sempre necessarie correzioni del caso, ti basterà per farti apprezzare. Per quello che sei, non per quello che appari.
Buona fortuna ;-)
La Regina Cremisi
...
ci sono tanti, forse troppo spunti, ciscuno dei quali meriterebbe riflessioni e digressioni molto intime e personali...ma di certo non ne usciremmo più :)
Inutile ribadire che in amore nessuno è indenne dal tarlo dell'insicurezza e dalla precarietà, per cui mi sento di scriverti un'unica cosa, perchè proprio una frase non mi ha entusiasmato:"Se non riesco a darmi una buona regolata e tornare ad essere quel che sono, questa scommessa rischio di perderla."
Ho imparato quanto sia controproducente, combattere con le proprie fragilità, forzarsi di essere (o di tornare ad essere) quello che vorremmo: la scelta più difficile è accogliere quella parte di noi "infetta", guardarla in faccia senza il timore di mostrarsi deboli.
Più ti sforzerai di mostrarti sicuro, più rischierai di vacillare di fronte a te ... e a lei.
Forse lei vorrebbe da te la tua autenticità, per quanto maldestra e meno scintillante, piuttosto che i tuoi barcollanti tentativi di "non dire o fare o provocare qualcosa che possa portarmi via questo amore così unico"...
Ecco questo è quanto questo post mi sprona a dirti, senza sapere nulla di più di ciò che leggo.
L'amore è una scommessa che si fa in due: per quanto tu ti possa sforzare di fare sempre le scelte giuste, la sorte di questa storia non è mai solo nelle tue mani.
Sii te stesso, fino in fondo.
Basterà :)
.......gemelli...
grazie per avere posato quelle ultime tre piume delle tue ali da me.
kisses xxxx