25 Settembre 2007

Bar Sport

Il tecnico da Bar, più comunemente chiamato "tennico" o "professore", è l'asse portante di ogni discussione da bar. Ne è l'anima, il sangue, l'ossigeno. Si presenta al bar dieci minuti prima dell'orario di apertura: è lui che aiuta il barista ad alzare la saracinesca. Il suo posto è in fondo al bancone, appoggiato con un gomito. Lo riconoscerete perché non si siede mai e porta impermeabile e cappello anche d'estate. Dal suo angolo il tecnico osserva e aspetta che due persone del bar vengano a contatto. Non appena una delle due apre bocca, lui accende una sigaretta e piomba come un rapace sulla discussione. Nell'avvicinarsi emette il verso del tecnico: "Guardi sa cosa le dico", e scuote la testa.
(...)


Stefano Benni sta rapidamente scalando la mia classifica "miti ed emuli" segnando una tripletta per libro.
 
10 Settembre 2007

La mia vita Nero su bianco (Capitolo 18)

Hello darkness, my old friend,
I've come to talk with you again,
Because a vision softly creeping,
Left its seeds while I was sleeping,
And the vision that was planted in my brain
Still remains
Within the sound of silence.



"Bella notte eh?"
"Non ti aspettavo così presto, Nero"
"Che ci vuoi fare. Del resto non ci si incontra su appuntamento io e te, giusto?"
"C'è un motivo per questo, sai?"

E' un tipo strano, un po' mi irrita e un po' mi attrae. Per lo più mi tormenta. Il Nero veste come me, parla come me, si taglia barba e capelli al mio stesso modo. Sorride anche come me, benché a volte sembri soltanto digrignare i denti. Logica per logica a questo punto forse anch'io a volte digrigno i denti senza sorridere. Per settimane ha rispettato il mio silenzio, il mio disagio. Rinchiuso nel suo maniero di antracite e fumo oppure in piedi a ripetere i miei movimenti come uno specchio rovesciato, non ha proferito parola, preferendo invece ficcarmi lo sguardo negli occhi.
E restava muto alle mie domande.

NeroGoes

"Ho sentito dire in giro che il peggio è passato."
"Non l'hai sentito dire in giro. L'hai sentito pensare da me."
"Ma, Giò, sii realista. Come puoi affermare che il peggio è passato? Hai studiato da chiromante?"
"Ho studiato l'inglese."
"E là sono in grado di predire il futuro?"
"Alcuni di loro."

Quello che mi irrita è il suo porre domande di cui conosciamo, entrambi, le risposte. Parimenti io suppongo di irritarlo parecchio quando rispondo con malcelata ironia, senza tuttavia fornirgli risposta alcuna. Lui ghigna, quel suo digrignare da lupo. Io sorrido di rimando, quel mio digrignare da lupo. In fondo, a dirla tutta, ci si fa compagnia.
Se solo non fosse così insistente.

"Sei contento, vecchio mio?"
"Sì, Nero. Sono veramente contento."

La rara risposta diretta lo spiazza. Percepisco il suo impalpabile tremolio interiore. E' indeciso su cosa dire, dunque accende una sigaretta.
Anzi l'accendo io.
Ma è lo stesso.

"Questo mi riempie di gioia."
"Questo ti indispettisce."
"Sei ingiusto."
"Il Nero perde il pelo ma non il vizio."
"Neppure il Giò a quanto pare."
"Che intendi dire?"
"Nulla."

Ecco, ora diventa intollerabile. Il Nero allude semplicemente. E' difficile fargli sputare un'affermazione chiara almeno quanto lo è per lui ottenerla da me. Allude, non dice. Dice a metà. Si aspetta che io completi il suo pensiero, si aspetta che io gli dia man forte come un antico e affiatato compagno.
Però non siamo compagni.
Viviamo solo insieme.

"Il tuo nulla vale più di un trattato, qualunque sia l'argomento."
"Non solo il mio."
"No, siamo in tre."
"Uh? L'altro sei tu, ma il terzo?"
"Il terzo è una terza, impegnati Nero. Sono sicuro che ci puoi arrivare."
"Ah."

Ah. Ecco, non dice. Mi pianta quegli occhi in faccia e non dice. E io non ho fretta di farlo parlare, non ho alcuna fretta. Voglio godermi questa notte, che grazie al caffè durerà più del solito. Il Nero ha perso l'attimo, lo sento mentre si accarezza una barbetta che non ha, lo sento pensare a come ritornare sull'argomento.
E alla fine mi stupisce.

"Giò, io non credo di riuscire a far breccia in alcun modo."
"Nero?"
"Non c'è verso, sai. Non sei stato l'unico a pensare nelle ultime settimane."
"Che intendi?"

Ma le domande sono inutili. Le risposte sono inutili. Non c'è mai stato davvero bisogno di chiedere qualcosa tra me e lui.
Si chiede per velleità patetica.

"Non cercarmi, Giò."
"Non l'ho mai fatto."
"Bugiardo."
"Nero, non dirai sul serio...? eh?"
"Ti lascio solo Giò."

Il cielo è sereno stanotte. Il proverbiale fulmine, semmai scoccasse, rispetto a questo sarebbe più che banale. Non lo noterebbe nessuno, rispetto a questo. Stento a capacitarmene, benchè iniziassi a sospettarlo. Il Nero che getta la spugna? Semplicemente un controsenso, un assurdo, la quintessenza della probabilità nulla.
E lui lo sta facendo davvero.

"Questo è un addio, Nero?"
"Neanche io sono un veggente."
"No, neanche tu."
"Solo Giò, solo una cosa."

Quasi da copione, il climax del Nero. Lo spannung del notturno patema. Era tutto incentrato su questo, un attore nato. In questo meglio di me. Lo sapevo che non avrebbe mai fatto sul serio.
E invece lo fa.
Nessuno digrigna più i denti.

"Solo Giò, bada a non caderci di nuovo."
"Baderò, Nero."
"Allora buona fortuna."
"Ne avrò bisogno.


Vecchio mio."


Scompare. Non torna al maniero, non stavolta. E' proprio andato, non so dove. Non gliel'ho chiesto. Non volevo chiederglielo. Il re dei fantasmi di una vita, questo specchio d'opale dei miei pensieri, il retaggio di una gabbia d'oro, il confronto che non si può evitare: il Nero.
Il Nero è andato. Mi sono liberato di lui, o lui s'è liberato di me, che importa? Non c'è più.
Dovrei essere contento. Esultare.


Ma allora, questo vuoto?


"Fools" said I, "You do not know
Silence like a cancer grows.
Hear my words that I might teach you,
Take my arms that I might reach you."
But my words like silent raindrops fell,
And echoed
In the wells of silence.
 
04 Settembre 2007

La mia vita nero su bianco (Capitolo 16)

Uno zecchino d'oro (bianco) per tornare indietro.

"Qualunque cosa troppo perfetta, inevitabilmente ti lascia un retrogusto di falsità" (Giò, dialogo del marzo scorso con Pasquale)

"Chi non commette mai errori, non è un essere umano" (Pasquale, dialogo di ieri con Giò)




Sembra che la cosa non sia poi così semplice.
Donare uno zecchino per tornare indietro, intendo. Dicono che l'ultimo negozio specializzato abbia dichiarato fallimento qualche secolo addietro. A quanto pare tutti i clienti si lamentavano del fatto che nonostante i loro sforzi - e i sonanti zecchini - i cambiamenti apportati non avessero prodotto gli effetti sperati.
E ad ogni modo gli zecchini sono fuori corso da tempo.

Dunque c'è poco da fare. Rimboccarsi le maniche, pagare il prezzo dei propri errori. E sarà più di uno zecchino d'oro.

Ma la vita, il futuro, il Caso e la Follia nessuno può dire quali altre occasioni riservino.

Gli errori servono anche ad imparare.
Del resto io un anello non l'avevo mai donato.
 
25 Giugno 2007

Pensieri senza Pensieri

"(...)E così, per farla breve, anche il "lupo della steppa" è una finzione. Se Harry si considera uomo-lupo e opina di essere composto di due nature ostili e antitetiche, non fa che della mitologia semplificatrice. Harry non è affatto un uomo-lupo e se abbiamo accettato apparentemente senza controllo la menzogna da lui inventata e creduta, se abbiamo effettivamente cercato di considerarlo e interpretarlo come essere duplice, come lupo della steppa, abbiamo approfittato, sperando di essere meglio compresi, di un inganno che ora cercheremo di giustificare.
Harry trova dentro di sè un "uomo", cioè un mondo di pensieri, di sentimenti, di cultura, di natura addomesticata e sublimata, e trova in sè anche un "lupo", cioè un mondo buio di istinti selvaggi, di crudeltà, di natura rozza e non sublimata.
Nonostante questa suddivisione, apparentemente ovvia, della sua natura in due emisferi ostili tra loro, egli ha visto però di continuo che il lupo e l'uomo si sopportano a vicenda nei momenti felici.
Se in ogni istante della vita, in ogni azione, in ogni sensazione Harry volesse rilevare quale parte di abbia l'uomo e quale il lupo, si troverebbe tosto con le spalle al muro e tutta la sua elegante teoria lupina andrebbe a rotoli.
Nessun uomo infatti, neanche il negro primitivo, neanche l'idiota è così simpaticamente semplice che si possa spiegarne la natura come una somma di soltanto due o tre elementi principali; spiegare poi un uomo così complicato come Harry con l'ingenua suddivisione in lupo e uomo è impresa disperata e puerile.
Harry non consta di due esseri, ma di cento, di mlle. (...)" [Il Lupo della Steppa, H.Hesse]


Giò:"Che ne pensi, Nero?"
Nero: "Disgraziatamente corretto, vecchio mio."
Giò: "Siamo due mosaici."
Nero: "Fa bene trovare conferme."
Giò: "Ultimamente, non si andrà un po' troppo d'accordo io e te?"
Nero: "Meglio tu che quelle robe volanti..."


A volte penso di essere un bambino che gioca con tante, tante maschere diverse.
Ma anche questa è una maschera no?

Exquiri virum.
Ubi vir?
Exquiri virum.
Ecce vir.
 
23 Maggio 2007

Riflessioni

Perché?
Me lo chiedo sempre, dopo. Con "dopo" intendasi "troppo tardi" o "a cose fatte", piacer vostro.

La proposta era interessante, di più: ambiziosa.

La proposta era fuori dagli schemi.
La proposta andava contro ogni logica pianificazione.
La proposta era pericolosa, inadatta.
La proposta aveva un costo in termini di tempo e capacità che al momento forse non posso sostenere.
La proposta, insomma, era pura pazzia.

E io ho accettato. Oggi, 23 maggio mi ci sono imbarcato senza bagagli e con un biglietto in classe turistica.

Ho messo altra carne a cuocere, ho impegnato ancora una volta la mia parola.

A. ha detto: "La scelta più logica, conveniente, facile e onesta sarebbe continuare per la tua strada, non credi?"
Certo che lo credo, ho ancora qualche facoltà di intendere e di volere. Forse più volere che intendere.

Perché?

Più chiaro del sole: scelta logica? Conveniente? Facile?
Ma io seguo la follia.

E allora, scommetto di nuovo. E già c'è chi mi ha detto che dubita seriamente del buon esito.
Ora sono pronto a cominciare.

Se perdo, lui avrà ragione e questi ultimi tre anni peseranno sui prossimi venti.
Se vinco, questi prossimi cinque mesi lo sbugiarderanno e mi riscatteranno di tre anni passati ad arrancare.

Se vinco, forse non ne ricaverò altro che una stretta di mano. Ma ci sono mani e mani.
Io seguo la follia.
 
15 Maggio 2007

Pensieri senza Pensieri (VIII)


Io scommetto.
Non ho mai perduto danaro sfidando la forza dei numeri, nè peraltro ne ho guadagnato seguendo le competizioni sportive. Non ho mai avuto fiducia nei semi di cuore, mi son sempre guardato dal fascino perverso di una estrazione.
Eppure io scommetto, di continuo.
Non credo nella sorte, non ho mai incontrato il caso, la fortuna non riesce ad adescarmi più delle lucciole sui marciapiedi. Le stelle cadenti non fanno sbocciare desideri inconfessati e non raccolgo quadrifogli.
Nonostante ciò negli ultimi sei anni della mia vita non ho fatto altro che scommettere.

Ho scommesso che sarei riuscito a lasciarmi indietro i ricordi più amari e a conservare i momenti felici.
Ho scommesso che avrei stretto i denti fino a farmi sanguinare le gengive, pur di non mollare neanche un metro.
Ho scommesso che giunto sin qui non mi sarei fermato a godermi il panorama.

Io scommetto su me stesso. E solitamente vinco anche quando perdo.

Ora ho da vincere l'ultima scommessa...
 
12 Marzo 2007

La mia vita nero su bianco (Capitolo 15)

"...hai gli occhi verdi come il mare
di un atollo tropicale
aperti come il cielo delle praterie
occhi senza male
che non san nasconder niente
nemmeno quanto tu sia intelligente..."




Si chiama "il posto delle parole rubate" e potete trovarlo in cima ad un'altura ferma nel tempo, stretta da mura scavate a braccia nella viva roccia. Lo si riconosce immediatamente: placido tra i pioppi, tre panchine, uno scivolo. Ci si arriva percorrendo una viuzza angusta, tutta in discesa, nella quale il vento zufola come tra gli insterstizi di un immenso organo di pietra.

Io l'ho trovato per caso. Si andava a zonzo, senza una vera meta, scoprendo ad ogni angolo un dettaglio mozzafiato, ragionando sulla proporzione tra la qualità del cibo e l'importo del conto. In effetti quando ho intravisto gli alberi spogli dietro l'ultimo muro in tufo, quando s'è mostrato quel panorama stupendo di luci e stelle, quando le parole si son smorzate, avrei dovuto capirlo che il posto era quello.


Il luogo dove convergono tutte le linee che finora han percorso strade sghembe. Quella che per prima vi arriva può rubare le parole all'altra, o rischiare che le vengano rubate. Restare stupita e in ultima analisi felice. E' il solito attimo che va colto al volo, senza neanche pensarci troppo, giacchè mentre ci si pensa è già bello che andato. E seguirne la scia non dà la stessa emozione che può esplodere quando si è sulla cresta dell'onda.


Solo un attimo: nel pelago placido, quieto e immoto, ad un tratto ti accorgi di una increspatura e poi un'altra ed un'altra ancora. In breve tutto è tempesta, ed è quello il momento: sii lesto a rubarle le parole.


Memoranda:
- Se ha il mantello aperto a coprire i fedeli, allora è Madonna della Misericordia.
- Per quattro evangelisti ci sono quattro figure rappresentative. Il mio ha l'aquila.
- I ristoranti lì alle due e mezza non ti danno più da mangiare
- La grotta del Funaro è da evitare assolutissimamente.
- Tante sono le scale che scendi, tante ne devi risalire. L'ascensore non fa parte del pacchetto 4euro e 50.
- Il sabato c'è mercato.
- Il matronato sulla facciata è disutile...però rimanda a quello dentro.
- Se cerchi una cartolina in particolare, fai prima a disegnartela tu.
- L'Aeronautica è piccola.
- Lei c'è.


(Round 1)
"(...) è tipo il cerotto!"
"Come sarebbe...il cerotto?"
"Ma sì, il cerotto. Come fai quando devi togliertelo?"
"Aaaaah! Eh oh, ci metto l'acqua calda."
"Ma noooo...lo tiri via tutto d'un colpo!"

(Round 2)
"(...) te sei scemo. Ma scemo forte."
"E vabbè, ma si sapeva questo XD"
"E io ti sto pure a sentire!"
 
10 Febbraio 2007

Basta con gli addii

" Insieme a te non ci sto più, guardo le nuvole lassù.
  E quando andrò, devi sorridermi se puoi,
  non sarà facile ma sai,
  si muore un po' per poter vivere.
  Arrivederci amore ciao, le nubi sono già più in là."



Dicono che il primo amore non si scorda mai.
Hanno ragione.
Il tuo nome non ti è mai piaciuto, hai preferito che tutti ti chiamassero Lella. Ma se io ti chiamavo Lella, tu facevi la voce grossa e poi ti imbronciavi. Chiedevi: "e adesso perchè mi chiami Lella?". Micia sei stata dal primo momento, tu che mi hai fatto le fusa o mi hai graffiato la schiena per prima.

Tu che in quei giorni così duri hai messo da parte ogni altra cosa e sei venuta a trovarmi, anche per parlare solo mezz'ora a settimana.

Tu, con il CD di Bryan Adams.

Tu e il quaderno della Marina Militare, una volta per ciascuno. La matita che non ho mai temperato.

Tu che sola hai letto i miei diari dei primi mesi.

Tu: il tuo appartamento a San Biagio de' Librai, le amiche con le quali non sei mai andata d'accordo.

E poi ancora tu, i preservativi, quel calendario della Mosetti che non era per me, le bottiglie di Johnnie Walker, la sera che uscisti fuori al balcone in lacrime.

Il tuo abbraccio. Le passeggiate. La pizza all'Angelo, la cartolina di spaccanapoli, il tuo primo viaggio in aereo, la nostra crociera.

L'anello che non ti ho mai messo al dito.

Dicono che il primo amore non si scorda mai.
E io come posso scordarti, Micia, come?

Insieme non è stato possibile, ma per ogni singolo attimo e per ogni respiro che ho condiviso con te, grazie.
Sui tuoi occhi rigati di pianto, spero che nasca il sorriso che meriti davvero. Quello che mi ha insegnato l'amore che cos'è.

"Fai buon viaggio e poi...
 poi riposa se vuoi"
 
06 Febbraio 2007

La mia vita nero su bianco (Capitolo 13)

"...e potresti ripartire! Certamente non volare, ma...viaggiare?
Sì, viaggiare. Evitando le buche più dure...senza per questo cadere nelle tue PAURE."



Mi hai sentito chiedermi "per quanto ancora continuerò così?", sapendo che nessuno di noi due conosceva una risposta decente. Mi hai visto arrivare nell'ora più improbabile: quando tutto il resto finisce, io e te abbiamo iniziato.
Mi hai accompagnato senza mai stancarti, mi hai tenuto per mano, mi hai persino dato la tua coperta.

E' tutto vero e innegabile, purtuttavia, quel che tu mi hai dato io - con tutto il mio talento - proprio non te lo so spiegare.


L'alba non si poteva vedere, l'hai detto tu.

Però io l'ho vista.


Femina praeferri potuit tibi nulla, Lycori:
praeferri Glycerae femina nulla potest.
Haec erit hoc quod tu: tu non potes esse quod haec est.
Tempora quid faciunt! Hanc volo, te volui.

Marziale - Epigrammi VI, XL.
 
22 Gennaio 2007

La mia vita nero su bianco (Capitolo 12)

"Com'era contagioso e nuovo il cielo,
 e c'era qualche cosa in più nell'aria!
 Vieni, a prende un thè al Caffè de la Paix?
 Su! Vieni, con ME!

 Devo difendemi da insidie velenose,
 e cerco di inseguire il sacro quando dormo,
 volando indietro, in epoche passate.
 In cortili, in primavera.

 Le sabbie colorate di un deserto,
 le rive trasparenti dei ruscelli..."

[F. Battiato]




"Ibis redibis non morieras in bellum"
Dialogo Interiore sulla Roma-Napoli.



All'altezza dell'imbocco del Grande Raccordo anulare Cristian abbandona Giò per proseguire verso casa sua. Giò imbocca la rampa di accelerazione per il Raccordo, il sole è basso sull'orizzonte, il traffico scorrevole. Termine di una due giorni in compagnia di baldorie e vino.
In auto, Giò guida ascoltando musica. Nero, non invitato, entra in scena.


Nero&Gio


Nero: "E così, sei di nuovo SOLO"

Giò: "Nero? Ti sei scomodato addirittura tu, dopo tre giorni di serenità. Il Re dei Fantasmi viene a farmi visita di persona. A cosa devo l'onore?"

Nero: "Sai che nessuno di noi ti ha mai abbandonato, per quanto tu voglia ostinarti a dare credito a questa tua nuova...com'è che la chiami? Consapevolezza mi pare"

Giò: "E' quello che sento, Nero"

Nero: "Scemenze" (ride sommessamente, scopre i denti gialli macchiati di fumo)

Giò: "Non sei titolato ad usare quella parola, lo sai" (sorride)

Nero: "Eppure mi pare la più adatta"

Giò: "Ciò non toglie che non sei titolato. Nero, dopo tanto tempo che siamo insieme conosco le regole almeno quanto te. Su qusto campo non hai speranze." (accentua il sorriso)

Nero: "Già, ti ho sentito mentre glielo dicevi" (pare preoccupato, ma poi continua) "era proprio necessario?"

Giò: "Sì, era doveroso. Abbiamo dei princìpi noi."

Nero: "Non è servito a niente però"

Giò: "Non aveva altro scopo all'infuori del suo intrinseco significato"

Nero: "Ma lei non l'ha colto" (incrocia le braccia e lo fissa)

Giò: "Non è corretto quel che dici"

Nero: "Ah, Giò. Capisco sì, questa volta vuoi metterla sul piano formale e cavilloso. Anche se sai che sono versato molto più di te...perfetto. Allora rettificherò: lei non l'ha ACCOLTO"

Giò: "Questo è corretto. Ha promesso che col tempo lo farà, e io le credo Nero"

Nero: "Hai parlato di tempo. Mi fa piacere toccare questo argomento, perchè muoio dalla voglia di chiederti quanto tempo vuoi aspettare" (ghigna tra sè)

Giò: "Vedi, non è così che si presenta la questione. Non si tratta di quanto io voglia o non voglia aspettare, il punto è che nulla ormai dipende da me. I piani sono separati adesso"

Nero: "Questo ti lacera!" (trionfante)

Giò: "A te non posso mentire"

Nero: "No, non puoi. Io so di cose che non dicesti neppure a lei" (sempre più trionfante)

Giò: "Come negarlo. Tuttavia posso affermare che se non le dissi quelle cose di cui tu vai tanto tronfio, è stato semplicemente per mancanza di tempo. Sai che l'avrei fatto" (sereno)

Nero: "No, sei troppo...consapevole. Non mi convinci, mi nascondi qualosa, stai cercando di ingannarmi! Non puoi ingannare me, non puoi ingannare me!" (si altera)

Giò: "Nessuno ti ha chiamato, Nero. Puoi tornare da dove sei venuto" (ancora un sorriso)

Nero: "Umh..." (pensa. Tace per chilometri. All'altezza di Valmontone alza la testa) "abbiamo iniziato con il piede sbagliato, vecchio mio"

Giò: "Sicuramente è così"

Nero: "Permettimi di rimediare al mio sbaglio. Dimmi, come ti senti?"

Giò: "Domani ho l'esame, sono in ansia come vedi."

Nero: "Almeno hai imparato bene a fuorviare le risposte, sì. Ora capisco perchè i miei ragazzi ultimamente hanno trovato difficoltà. Però sai bene che quando si tratta di me non puoi sfuggire"

Giò: "Nero, tu mi poni una domanda. Io rispondo. E' sempre così che funziona, da che io abbia memoria della tua fastidiosa presenza"

Nero: "No, no, ora mi fai torto. Non direi fastidiosa. In fondo IO non ti ho mai lasciato solo, io ci sono sempre stato Giò, ti ho fatto compagnia quando eri angosciato, ricordi? ero lì accanto quando gridavi da solo in auto, non puoi aver scordato. Non rammenti che c'ero persino quando la fanciulla si perdeva in lacrime davanti casa sua?"

Giò: (serio) "Ricordo tutto Nero. No, tu non mi hai mai lasciato solo, anche se avrei preferito il contrario. Certo che rammento: tu c'eri, c'eri eccome. Eri l'angoscia, eri la coscienza che rimordeva, eri quello che mi gridava: guarda come sei davvero! mentre io mi sforzavo di provare il contrario. Eri lì, certo. Eri tu le lacrime della fanciulla quel giorno di mezz'estate. Ma questo non ti servirà, ti ho già sconfitto in tutte quelle occasioni. E tanto perchè tu te ne faccia una ragione, sai anche grazie a CHI ho potuto avere la meglio"

Nero: "Una battaglia non è la guerra, Giò. Dovresti saperlo" (ride, pregustando l'attimo) "allora, per quanto vuoi sfuggire alla verità? Come stai, ti chiedo?"

Giò: "Bene, Nero. Ho trascorso due giorni di svago, come volevo"

Nero: "Tu menti! E più menti a me, più mi cedi terreno! Tu stai soffrendo, stai marcendo, ti si sta decomponendo l'anima, un brandello alla volta! Non è morte la tua, è solo agonia senza fine! Due giorni di svago dici? Vogliamo esaminarli, Giò? Vogliamo vedere cosa è successo davvero in questi due giorni?"

Giò: "Facciamo pure Nero. Tanto non te ne andrai finchè non sarai più stanco di me. Io non sono stanco, e tu?"

Nero: "Mi sto riscaldando appena. Intanto noto con piacere che eludi le mie illazioni. Bene, procediamo allora. Che dicono gli amici?"

Giò: "Sono grandi amici. Sono venuti tutti a Roma per me, perchè ne avevo bisogno. No, non posso lamentarmi"

Nero: "Nessuno di loro ti ha ascoltato però" (distrattamente si guarda le unghie)

Giò: "A nessuno ho chiesto di ascoltarmi"

Nero: "Giò, non mentire. Hai provato più di una volta" (lo fissa)

Giò: "E' questione di cavilli: ho detto di non aver chiesto a nessuno di ascoltarmi, e questo è un fatto che non puoi negare"

Nero: "D'accordo, lasciamo cadere l'argomento. Perchè sei venuto a Roma, Giò?"

Giò: "Lo sai, vecchio mio. Per staccare la spina"

Nero: "Non sei venuto in cerca di qualcosa di più specifico? Non volevi per caso uscire con gli amici per trovarti una nuova compagna?"

Giò: "E' possibile che io l'abbia pensato, Nero. Ciò è comunque inessenziale."

Nero: "Oh, ma io credo sia un punto centrale invece. Hai trovato una nuova compagna? rispondi"

Giò: "Sai che non è facile trovare una compagna. Per quel che è strettamente necessario adesso, posso già contare su una compagna"

Nero: "Non è la verità. Non è quello che tu definisci compagna." (ride fragorosamente) "Vedi che non hai nulla da oppormi, Giò? Dov'è quella forza di cui tanto ti vantavi l'ultima volta che io e te abbiamo parlato faccia a faccia, eh? Mostramela, Giò. E io crederò alle tue parole" (sogghigna, si accende una sigaretta)

Giò: "Non posso mostrartela" (rassegnato, si accende una sigaretta)

Nero: "Non puoi perchè non ne hai!" (sbuffa una nuvoletta di fumo)

Giò: "Non posso perchè non posso. Nero, non andrai da nessuna parte con questi sterili tentativi di dedurre l'inesistente" (sbuffa una nuvoletta di fumo)

Nero: (a bruciapelo) "e la ragazza della giostra?"

Giò: "Caruccia. Ci sono tante ragazze caruccie, non l'ho mai negato"

Nero: "Perchè non le hai chiesto il numero di telefono, Giò? Era praticamente pendente dalle tue labbra, non aspettava altro. Perchè non l'hai fatto?"

Giò: "In fondo non mi piaceva" (evita di guardare l'altro)

Nero: "Palesemente falso. Tutti i tuoi amici l'hanno definita in maniera che non ripeterò, ma certamente non erano parole di scarso apprezzamento"

Giò: "Bè, la bellezza non è omologabile"

Nero: "Sì, lo sappiamo questo. Ma non sviare il discorso, ti ho chiesto perchè non le hai chiesto il numero" (aspira ancora dalla sigaretta)

Giò: "Suppongo che...non mi andasse di farlo" (aspira ancora dalla sigaretta)

Nero: "Vero a metà, Giò. Mi sto proprio divertendo oggi. Non puoi fuggire per sempre, fino ad un certo punto non hai fatto altro che pensare al modo più elegante di chiederle il numero, eri tutto pieno di te e del tuo cipiglio. Poi hai rinunciato, io so perchè. Ma tu non vuoi saperlo, o non vuoi dirmelo. E' inutile lo sai" (spegne la sigaretta e la getta via)

Giò: "Possiamo anche ammettere che sia come pensi tu, Nero. Ammettiamolo, per assurdo che sia, cosa speri di ottenere?" (spegne la sigaretta e la getta via)

Nero: "Farti ragionare, Giò. Solo questo. Vedi io sono qui in veste di amico e consigliere" (arriccia le labbra)

Giò: "Non sei richiesto" (frena per una coda in uscita a Frosinone)

Nero: "Ti tengo compagnia, Giò. Dovresti essere contento"

Gio: "E' dura, ma ce la faccio da me, grazie. Non ti trattengo, Nero."

Nero: "No, no, figurati. Ho piacere a stare qui, te l'ho detto già." (tace per un attimo, riflette)

Giò: (fissa la strada, riflette)

Nero: "Quante volte questa strada eh?"

Giò: "Sì, ormai la conosco a memoria. E' un bene, sai"

Nero: "E quanti ricordi, Giò"

Giò: "Uno più bello dell'altro, Nero. Innegabile"

Nero: "Per esempio quella volta che rimaneste in coda per ore"

Giò: "Bè, ne avrei fatto volentieri a meno. Ma andò così"

Nero: "Già, già. Scusa Giò, ho un vuoto di memoria, fu proprio quella l'occasione in cui lei te lo chiese?"

Giò: "Anche così, Nero, non arriverai da nessuna parte. Per la cronaca, sì. Fu quella"

Nero: "Che spudorata, spregevole menzognera."

Giò: "No, è adorabile" (sorride)

Nero: "Merita tutto il tuo odio, Giò. Sono d'accordo, fai bene." (annuisce convinto)

Giò: "Forse parliamo di due persone diverse, Nero. Io non la odio."

Nero: "Parliamo della STESSA persona. Dovresti odiarla. A rigore, sarebbe così. Magari ti aiuterebbe, ci hai mai pensato vecchio mio?" (pare colpito dall'idea)

Giò: "Il rigore è ingannevole quasi più di te, vecchio mio. L'odio non aiuta nessuno, è una falsa barriera. Ma per darti la soddisfazione che cerchi, non ti tacerò che ho provato anche ad odiarla. Peccato per te, Nero. Non è stato possibile"

Nero: "Sì, lo so." (ghigna)

Giò: (corrucciato, si domanda quale sarà l'esito dello scontro questa volta. E' molto, molto vicino a perdere e lo sa)

Nero: "Non puoi odiarla, non puoi dimenticarla, non puoi sostituire il suo numero con un altro, non puoi. Devo dirlo io o preferisci risparmiarmi la fatica, Giò?" (pregusta un successo sudato)

Giò: "Possiamo anche non dirlo affatto, sai. Mi accorgo che non è necessario"

Nero: "Ma forse dirlo chiarirà le idee ad entrambi no? Suvvia Giò, è così palese. E' nell'aria, nel tuo alito persino. Posso vederne la forma" (sempre più giubilante)

Giò: "Nero, per cortesia. Smettila ora" (capisce di aver perso)

Nero: "Tu l'ami ancora, Giò" (sa di aver vinto)

Giò: "Ora puoi tornare da dove sei venuto."

Nero: "Ma come, Giò? Tornare dove? Io sono esattamente dove son sempre stato, che mi stai dicendo? Non mi sono mai mosso di un passo, dove dovrei andare?" (ride di gusto)

Giò: "Nero, vorrei che ti fosse chiara una cosa"

Nero: "Dimmi, Giò. Sai che sono qui per ascoltarti, almeno io" (ormai ha vinto ed è disposto a fare qualche concessione)

Giò: "Tu sai il perchè di tutto ciò, come lo so io. C'è però, in natura, una faccia opposta della medaglia"

Nero: "Sentiamo" (sicuro di sè)

Giò: "Non sono sicuro che tu riesca a capire, Nero, in fondo per quanto tu voglia insistere in questo tuo ruolo di essere me e viceversa, ci sono cose che non puoi capire. Se tu le capissi, semplicemente non esisteresti."

Nero: "Ho detto che voglio sapere!" (si innervosisce)

Giò: "Così come non puoi obbligare una persona ad amare, non puoi obbligare una persona a NON amare. E' troppo complicato il concetto per te? Per me no, fa parte della consapevolezza che ho acquisito mentre tu giacevi da qualche parte in attesa di questo giorno"

Nero: "Consapevolezza, consapevolezza. Ne parli come se fosse la chiave di tutto. Ma in realtà che cos'è? Niente, non è proprio niente! Quale aiuto ti da? Ti avvicina di un solo passo a lei? Ti indica la strada? Ti restituisce quello che hai perso? Dimmelo, avanti" (comincia a temere qualcosa, non sa bene che)

Giò: "Nero. Sono cose che non puoi capire. Non hai il CUORE per capirle, questo tipo di cose si capiscono solo con il cuore. Quelle domande sono le tue domande, non sono le mie. Io so quel che devo sapere, non una virgola di più, e cosa ancora più importante...di più non mi interessa sapere."

Nero: "No! Non è vero!" (si sente traballante)

Giò: "Come io non posso mentire a te, tu non puoi mentire a me, Nero. Lo sai" (accende una sigaretta, distrattamente nota che mancano 7 km al casello)

Nero: "Lei non ti ama!" (accende una sigaratta, nervoso)

Giò: "E' così" (aspira una boccata di fumo)

Nero: "Non ti vuole con lei!" (aspira una boccata di fumo)

Giò: "E' libera di scegliersi il suo futuro, Nero. Vuoi negarglielo?"

Nero: "Non ha mantenuto nessuna promessa!"

Giò: "Ha mantenuto le promesse che poteva mantenere, e io non desidero nulla di più" (sorride, 4 km)

Nero: "Tu speri che torni da te, lo speri! lo speri!" (infuriato, cicca nel posacenere)

Giò: "Io spero anche nella pace nel mondo, Nero. Spero che mia madre guarisca dal suo male. Spero che domani passerò l'esame. Spero persino che tu te ne vada una volta per tutte, pensa" (tranquillamente cicca nel posacenere)

Nero: "Ti ha abbandonato per un altro!" (si guarda intorno disperato, poi getta il mozzicone dal finestrino)

Giò: "Forse sì, forse no. Se io non posso dirlo, nemmeno tu puoi. Che sia così o no, io non ho che farne, Nero" (settecento metri)

Nero: "Cos'è questa tua impassibilità, Giò! Nulla di quello che ho affermato è falso, ma tu non sei neppure turbato? Non vuoi fare niente, non vuoi più combattere, non vuoi più?" (angosciato)

Giò: "E chi ti dice che io abbia smesso di combattere? Combatto in una maniera che tu non capirai mai. Nero, quando smetterai di considerare l'amore semplicemente come l'arma con cui ti sconfiggo sempre e capirai davvero cosa significa amare...probabilmente avrai anche le risposte alle tue aride domande."

Nero: "E che cos'è?" (sconfitto)

Giò: "Sparisci, Nero. Vedi, siamo al casello. Il viaggio è finito. E tu non hai ottenuto più di quel che avevi. Io, per me, non sto chiedendo nulla, vedi" (inserisce la carta di credito nella fessura, attende la vocina fastidiosa che lo avverta dell'avvenuta transizione)

Nero: "Non ho più da fare qui, Giò. Ma ti lascio in amicizia, vecchio mio. Domani hai l'esame e ti lascio studiare. La notte è sempre stata per noi due" (sorride, esce di scena)

Giò: "A più tardi, Nero" (sorride compiaciuto)


Di tutti, Nero è il più temibile. Non per niente egli è il Re. Spesso ha visitato Giò nella sua solitudine, sempre presentandosi come il compagno migliore, sempre cercando di imporgli una certa visione delle cose. Sono tanti i dialoghi di Giò e Nero disponibili in letteratura, in alcuni di essi Giò riesce a scacciare Nero, in altri Nero riesce ad imporsi su Giò. Queste sfide all'arma bianca sono terribili per Giò.
Perchè qualunque sia il risultato, egli è suo malgrado costretto a confrontarsi con le verità nascoste e i dubbi che nutre. Non è mai facile.
Ma Nero è andato, e non tornerà fino alla prossima notte.

E Giò adesso è forte.




"SE saremo due
cambierà nome pure l'universo
diventerà diverso"
 
 
Erri De Luca - Quando saremo due, liberamente rimaneggiato.
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