18 Aprile 2008

La mia vita Nero su bianco (Capitolo 23)

Ecco, dire addio non mi è mai piaciuto.
Ho sempre preferito un arrivederci: più aperto, più leggero, meno lapidario.

Così sarà per questi luoghi, per questo golfo stupendo che ieri notte coi suoi sonori marosi ha voluto ricordarmi i miei primi tempi, quando nel mare cercavo un po' di libertà. Così sarà per le vie e i quartieri chiassosi e colorati, per il codice della strada di libera interpretazione, per la gente che si arrangia, per la pizza a San Biagio, per quei locali nascosti nei seminterrati.
Un arrivederci a presto, perché ciò che mi entra nel cuore non sarà mai dimenticato.

E questa Accademia? Questo luogo amato, odiato e poi amato e di nuovo odiato. Luogo di piccole lacrime nascoste, di grandi amici, di frustrazione, di orgoglio.
La palestra, il lunghissimo tirocinio prima di essere parte della grande famiglia.
Neanche a dirlo che non la dimenticherò mai, non serve.
Lascio una parte di me, quella parte che dalla fronte è colata sotto forma di gocce di sudore sui piazzali e nei corridoi, quella parte che prima di entrare non avevo e che spero tanto di non dover mai più riprendere. Il mio guscio, il mio alter-ego, lo scudo di volontà tra me e l'incoerenza, la delusione, lo stillicidio degli ideali.
Questo lascio, insieme a tanta, tantissima malinconia.
La malinconia dei giorni senza le vere responsabilità, delle mattinate rubate e dello spirito di corso.
Lascio tante risate nella disperazione.
Tutto il resto lo tengo per me, tutto il resto - e non è poco - che invece ho imparato, acquisito, incamerato.
La forza di tenere duro.
L'incanto di un'amicizia solida.
Il senso di appartenenza.
Tengo tutto, tengo questi sei anni in cui sono cresciuto a velocità folle.
Ringrazio e vado via, ma ritornerò perché, nonostante tutto, anche questa gabbia di matti mi è rimasta nel cuore.

 
29 Marzo 2008

La mia vita Nero su bianco Capitolo 22

La fine di un percorso.


Are you a man of peace
Or man of holy war
Too many sides to you
Don't know which any more
So many full of life
But also filled with pain
Don't know just how many

Will live to breathe again



Finita, dopo anni di sacrifici e botte.
Finita, dopo tante gioie e dolori.
Finita, dopo grandi traguardi e cocenti sconfitte.
Finita, dopo la polvere e le nuvole.
Finito un corso di laurea, due volte ingegnere.
Finita l'Accademia, pronto a dare il mio contributo.


E' stato un percorso molto difficile, da solo non ce l'avrei mai fatta.
Grazie agli amici, quelli veri, quelli che non c'è bisogno di nominarli.
Grazie a tutte le persone che, in un modo o nell'altro, mi hanno insegnato qualcosa.
Grazie a questa città, che nonostante la cattiva fama mi ha sempre trattato benignamente.
Grazie a me, senza altre parole.

Grazie a TE, che sei arrivata quando più ne avevo bisogno, che sei rimasta a colorare i miei pensieri Neri.


Please tell me now what life is
Please tell me now what love is
Well tell me now what war is
Again tell me what life is



(le note e le parole di questo pezzo degli Iron mi hanno accompagnato così spesso in questi ultimi tempi che non potrei non ricordarle anche ora)

 
11 Marzo 2008

La mia vita Nero su bianco (Capitolo 21)

Il rasoio, le scelte e gli errori.


Forse perché per metter mano alla tastiera in maniera produttiva è necessario che io sia in uno stato d'animo adatto.
Sarà per questo motivo.
In questi giorni ho spesso pensato a scrivere qualcosa, scrivere per me, scrivere per lei, anche soltanto scrivere e basta, dare sfogo ai pensieri per il gusto di vederli impressi da qualche parte. Eppure non c'è stato verso, assolutamente. Più di una volta mi sembrava di aver colto il pensiero giusto, quell'incipit che come una corda pizzicata mette in moto tutte le altre. E da lì, armonia di suoni e pensieri in vibrante intesa. Ma poi quel pensiero svaniva, perduto tra altre decine di pensieri, perduto in un labirinto inestricabile.

Questa notte non è così. L'incipit c'è, ben scolpito nella mente, e non potrebbe essere diversamente.


Non potrebbe essere diversamente in quanto stanotte sono di nuovo perso in me stesso, alla ricerca di un appiglio solido che fuori non posso trovare. Sempre la stessa storia, noiosa a voler essere onesti. Il Nero, a suo modo, era un appiglio solido dentro di me.
Cinico, razionale e con ben pochi scrupoli, era qualcosa su cui fare affidamento. Del resto non l'ho mai negato, il Nero aveva i suoi pregi e i suoi difetti, gli ultimi preponderanti sui primi, i primi tuttavia introvabili o quasi.


Sono convinto di averla offesa, delusa e certamente inasprita nei miei confronti. No, di certo il mio modo di fare così sconsiderato e avventato a dir nulla non ha aiutato la situazione già difficile. Non ha aiutato lei, questo è un eufemismo. Non ha aiutato me, e questo è un dato di fatto.


Perchè mi comporto così? Cosa mi spinge a costruire castelli per aria, a complicare problemi già complessi, a esacerbare situazioni già tese? L'irrequietezza? La stessa incapacità di accettare le cose per come sono, di aspettare i giusti tempi, i Suoi tempi...? Il mio carattere, che mi porta a mettere in discussione tutto ed il contrario di tutto, fino ad arrivare al punto di stallo, perché se non ci trovo il paradosso o l'enigma o il controsenso o il problema morale non sono soddisfatto?

Dannazione a me!


Ho provato a sviscerare la questione, cercando se non di capire, almeno qualche lume su questo mio comportamento. Comportamento che mi rende ancora più perplesso in quanto riconosco non essere il mio solito, non nel lungo periodo, non in condizioni difficili come quella che sto vivendo. Ho provato a convincermi di essere fondamentalmente insicuro.
Insicuro.
Dovrebbe essere questa la risposta? Guardando oggettivamente ciò che mi accade, le mie reazioni, la stessa origine dell'ansia che avverto dentro di me, non potrei dissentire. Non potrei, se non mi conoscessi da una vita.

Io non sono insicuro. Non nel senso stretto del termine. Non vacillo nelle mie scelte, non nutro costantemente dubbi su quel che faccio o su quanto ho deciso di fare. Probabilmente, se dovessi guardare più attentamente, ammetterei di essere titubante nel momento in cui scelgo, nel momento di valutare le differenti opzioni, nel soppesare i pro e i contro, vantaggi a breve e a lungo termine. Ammetterei questo: impiego probabilmente più del tempo necessario per decidere, e neppure troppo spesso.
Tuttavia una volta presa la decisione, forte anche della mia innata testardaggine che tanti lutti addusse, non tentenno. Vado fino in fondo.
Non sono insicuro su me stesso, anche qui nel senso stretto. Sono pronto a mettermi in discussione e io stesso sono il mio più feroce critico, l'antagonista più spietato. Ma non nutro incertezze: so quanto valgo, so come appaio dal di fuori, so come sono fatto dentro. Se accetto una sfida è sempre perché so di poterla vincere, impegnandomi a fondo. Le uniche sfide che ho perduto sono state quelle in cui ho deciso di "provare", quelle sfide caratterizzate dal "vediamo un po' come va" senza troppa convinzione. Scelte effettuate di getto, senza pensarci, senza crederci, basandomi soltanto sulla fortuna.
Tutte le altre le ho vinte.
Scommettendo su me stesso, è difficile che io perda...e non è semplice tracotanza, c'è un motivo ben valido: non scommetto se non so di aver già vinto. E se la scommessa di gioca sulle mie sole forze, so già di aver vinto.

Insicuro?
Al contrario, qualcuno - e se il Nero fosse qui sarebbe il primo - potrebbe definirmi arrogante e supponente. Borioso, pieno di me.


Allora perchè? Ritorna questo interrogativo opprimente, perchè?
Ho avuto la spiegazione sotto mano da sempre, eppure ho voluto continuare a vedere enigmi dovunque, ho voluto continuare ad esasperare il problema, a rigirarlo per trovarne gli spigoli e compiacermi nel guardarlo dalle angolazioni più contorte. Sempre complicare, sempre cercare il difetto.
Il difetto. Il MIO difetto.

Ma non è così! In questo caso io SONO insicuro, ed è la risposta più semplice - per il rasoio di Ockham: Frustra fit per plura ecc. ecc. - quella corretta. Sono insicuro, e se riesco per qualche attimo a far tacere il mio orgoglio e ad ammetterlo, solo per un attimo, quanto basta a compiere il successivo passo logico...
...riesco a comprenderne anche il motivo.
In questa situazione io sono insicuro perché sto amando come non ho amato mai. E ciò che si ama, si teme di perderlo.

E proprio perché non ho mai amato così, ecco!, l'insicurezza: quel non sapere bene come muovermi per non mettere il piede in fallo, per non dire o fare o provocare qualcosa che possa portarmi via questo amore così unico, così potente da riuscire a farmi spostare da me stesso. Procedendo così a tentoni, più di una volta ho prodotto esattamente l'effetto tanto temuto: ferire in maniera inqualificabile la radice del mio amore.

Come un cieco barcollante o un ragazzino che non ancora riesce a controllare i suoi movimenti, ecco come mi sto comportando. Nella maniera più sbagliata possibile.

Proprio io...proprio io che faccio della mia sicurezza, impassibilità, freddezza e decisione un motivo di grande vanto.

Proprio io.


So quel che direbbe il Nero, so quale soluzione degna del miglior William Ockham proporrebbe. La scelta razionale e ponderata, ineccepibile e priva di alcuno scrupolo. Vantaggiosa e lungimirante. La stessa che in tanti, pur non essendo fantasmi, mi hanno già innumerevoli volte consigliato, coloro che te - Esperia - non ti hanno mai conosciuto, coloro che non sanno cosa tu rappresenti davvero per me.
La soluzione del Nero mi tirerebbe fuori da questa situazione ingarbugliata, chiedo perdono, rettifico: che io stesso ho ingarbugliato, al prezzo di una semplice, singola benché dolorosa, spremuta di cuore.

So quel che pensa e vuole Giò, so quale soluzione che farebbe inorridire il peggior William Ockham. La scelta dell'istinto e del mio sentire. La stessa che di tutti forse soltanto uno, un vero amico, mi ha qualche volta consigliato, colui che pur non avendoti - Esperia - mai conosciuto, ha conosciuto bene me, quel che provo e quel che sono, e ha compreso quello che rappresenti per me.
La soluzione di Giò non risolve nulla, mi proietta ancora più in profondità in questa situazione che io - sic! - ho ingarbugliato, mettendomi faccia a faccia con la realtà, sbattendomi sotto il naso il peso delle mie azioni sconsiderate e dicendomi che se voglio davvero così tanto realizzare un sogno, è il caso di darsi da fare.


Se non riesco a darmi una buona regolata e tornare ad essere quel che sono, questa scommessa rischio di perderla.
E perdere molto di più di quanto io non mi sia mai giocato finora.



P.S. Ho dato l'ultimo esame, la laurea è a breve scadenza. Si chiude un ciclo, benché io attualmente non veda ancora alcun traguardo.


Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem.
Pluralitas non est ponenda sine necessitate.
Frustra fit per plura quod fieri potest per pauciora.
...come dire: Giò qualche volta il mondo è meno complicato di te!

 
03 Dicembre 2007

Pensieri senza Pensieri


Uscendo dal cortile, in un freddo polare, nell'aria gelata, mentre il cielo rabbrividiva, l'ho incontrato.
Strano come i lampioni mandavano una luce più fioca, proprio dov'era lui.
L'autunno inoltrato nelle foglie scricchiolanti sembrava non accorgersi di lui: l'unico buco nel tappeto marrone e rosso.

Una triste figura ammantata d'ombra, di quel drappo nero lacero e sozzo, violentato dal tempo.
Sedeva e protese la mano tremolante, scarna, sporca, venata di blu, come un qualsiasi mendicante.
Incuriosito da quella singolare scena, mi avvicinai frugandomi nelle tasche, alla ricerca di qualche spicciolo che il mio portafogli bucato avesse lasciato scivolare. Trovai una moneta da due euro, la riconobbi dalle dimensioni e dal peso.
La feci cadere nella mano rachitica.
Ringraziò con un cenno del capo e ritrasse quel simulacro grottesco di un arto umano.

Attesi.
Non disse una sola parola, ma il vento parlò per lui.
Non so ancora spiegarmi il motivo, eppure non potei fare a meno di rivolgergli una domanda.
Una domanda dalla semplicità disarmante.
"Tu?"
Lentamente un'automobile svoltò nel vialetto, frusciando e borbottando fumo.
"Io."
Una risposta dalla semplicità disarmante.

Mendicante

Soltanto allora levò il capo a guardarmi, un'ombra di dubbio nei suoi occhi, un'ombra che si dissipò presto.
Soltanto allora capii che non mi aveva riconosciuto. Impensabile.

"Riprenditi la tua pietà, non ne ho bisogno." sputò le parole tremando, protese di nuovo la mano scheletrica le cui dita carezzavano una moneta da due euro.
"Neanche io. Tienila ormai."
Non ritrasse la mano.
"Sei venuto a ridere di me, Giò?" le sue parole avevano un non so che di sgradevole, uscendo formavano ghirigori di vapore. Inquietanti.
"Non ci trovo nulla da ridere, vecchio mio."
"Sei sempre stato troppo benevolo col prossimo."
"Gli errori si pagano."
"Come puoi vedere." disse muovendo platealmente il braccio attorno a sè.

Tutto il quadretto, io, la strada, le foglie, i lampioni, il mendicante aveva un sapore di irrequietezza a lungo covata.
Io fremevo, irrequieto, per andarmene di lì.
La strada fremeva, irrequieta, per l'arrivo dell'inverno.
Le foglie fremevano, irrequiete, per paura del vento.
I lampioni fremevano, irrequieti, per lo svavillare delle lampadine.
Il mendicante fremeva, irrequieto, per la rabbia.
Ma nessuno poteva muoversi, congeleti da quel freddo di fine autunno. Pietrificati dal senso di angoscia che era calato improvvisamente su quell'angolo di città addormentata.

"E come vanno le cose lì da te, vecchio mio? Ho saputo che il castello va in malora..."
"Non peggiorare la tua situazione" risposi astioso "anche tu vai in malora."
"Dimmi almeno come stai."
"No. Credimi, è meglio anche per te."
"Sei sempre stato troppo benevolo col prossimo."
Era un accenno di ghigno quello che balenò per un istante, sotto la maschera umile e dimessa che era quel volto? Non saprei dirlo, ma mi parve - e dico mi parve - di intravedere un fugace luccichìo degli occhi stanchi.
"Un vizio, più che una virtù."
"Forse." rispose crollando il capo.
"Forse." ripetei annuendo.

In qualche modo mi era passata tutta la voglia di camminare, sentivo il bisogno di tornare a casa, nel calore di una nuvola di capelli spettinati.

"Fa freddo." disse guardando la strada. Era un tentativo disperato, una non tanto celata richiesta?
"Non farà freddo per sempre." ebbi la costanza di rispondere, prima di girare sui tacchi.
"Buonanotte Giò."
"Addio."


Sulla strada di casa, non fui capace di scacciare uno sgradevole senso di colpa. Soltanto sull'uscio, guardando le luci intermittenti del piccolo alberello di natale, riuscii a sentirmi meglio.
Quel personaggio lacero e cadente, seduto sul ciglio a mendicare la compassione dei passanti, ombra sbiadita di se stesso, patetica pantomima, un tempo era persino parte di me. Conforto e tormento, insidioso alleato, temibile confidente.

Ma così ridotto non l'avevo mai visto.
Ma così ridotto mi fece poco meno che pena.
Sono sempre stato troppo benevolo col prossimo.
Lui lo sapeva, perché per tanto tempo ha saputo tutto.

Ma così ridotto non sarebbe durato a lungo.
Ma così ridotto mi fece poco meno che ribrezzo.
Sono sempre stato troppo benevolo col prossimo.
Persino con te, Nero.

Basta benevolenza gratuita.
 
29 Novembre 2007

Pensieri senza Pensieri

Through these fields of destruction
Baptisms of fire
I've witnessed your suffering
As the battles raged higher
And though they hurt me so bad
In the fear and alarm
You did not desert me
My brothers in arms


Ma voi non mi avete abbandonato, miei compagni d'arme.
 
22 Novembre 2007

Pensieri senza Pensieri


Grigio.
Ma come può essere così grigio, qui attorno? "Chist' è o'paese d'o sole" !
Per l'intera linea d'orizzonte scorgo un muro grigio.
Il cielo è un deserto grigio solcato da nuvole grigie.
Anche l'aria è così grigia: respirandola mi pare di diventare grigio.

grigiore

L'apoteosi della specularità, l'ho incontrata oggi sorseggiando un caffè dal sapore grigio.
Vi siete mai sentiti in sintonia con tutto il resto?
Io spesso, ma non era ancora capitato quanto tutto il resto è grigio.

Una sonnolenza scomposta, sorniona divoratrice di buoni propositi.
Dovrei fare qualcosa, riattivare la circolazione cerebrale.

Fa freddo: è un freddo particolarmente grigio. Da piccolo la maestra mi rimproverò davanti a tutti perché, disegnando, avevo colorato la neve di grigio.
La neve è azzurra!
Ma il freddo di oggi è grigio, signora maestra. Vorrei porterVelo mostrare, grigio com'è.

Avevo un Grigio un tempo, che si sarebbe enormemente compiaciuto di questa situazione. Purtroppo è partito con il seguito del Nero, dunque posso solo immaginare cosa avrebbe detto, mentre gli occhi - d'argento e ferro - gli si riempivano di sogni malinconici.
Avrebbe detto: "Camminiamo semplicemente verso una distesa di polvere".
Occhi d'argento e ferro, malinconici e viscosi: non caldi, non freddi, solo grigi.

Ma oggi fa freddo, e il sole spande un riflesso debole sul golfo.
Il bagliore è accecante. Come può il grigio accecare?
Tante tonalità un solo colore.
Tanti sentimenti per un solo animo.

Anche io sono grigio. Ma non Grigio.
Passioni e pulsioni sfumano nell'indolenza.
Preoccupazioni e dubbi si smussano nell'aponia.
Sono un plasma di morbido nulla, un mare mosso senza creste.
Dentro di me cova caldo malessere, che mi riscalda e non mi muovo più da qui.

Perchè fa freddo, e il freddo è grigio. E il grigio fuori è il grigio dentro.

Un raggio di luce colorata: mi infastidisce.
 
12 Novembre 2007

La mia vita Nero su Bianco (Capitolo 20)

Tutto da rifare.


Mi sento come chi perde l'ultimo treno per la Realtà.
Ad un soffio dall'ultimo salto il controllore ti chiude in faccia la porta e fischia.
Io resto a guardare quel convoglio sferragliante, maledicendomi, giurando vendetta e sbraitando imprecazioni. Il tempo di sputare in aria e prima ancora che mi sia ricaduto lo sputo in faccia quel treno è già svanito all'interno della galleria.
Ho tra le dita un biglietto che non serve più a nulla, lo lascio cadere e intanto penso a quanto stupido dovrei sentirmi.


Passerà un altro treno per la Realtà, di certo non lo mancherò. Sono abbastanza stanco da dimenticare tutto per un po', sdraiarmi e sorridere alle nuvole: il vento farà piazza pulita e ne porterà ancora, diverse, multiformi, bianche di perla e grigie di fumo, rosse al tramonto, viola alla sera nel riverbero delle luci della mia città.


Aprirò gli occhi che farà freddo e sentirò scorrere la voglia di fare. Il Nero aveva un'abilità sorprendente nel prevedere queste cose, ma io non l'ho mai ascoltato davvero, nè lo farei se fosse qui: niente di nuovo sotto il sole, per pallido e gelido che sia.


Andrò al cimitero, laddove una lastra di marmo custodisce le spoglie di mio nonno. Andrò lì tra i morti e coloro che li piangono. Per quando mi riguarda ho già pianto e ogni tanto quel pianto continua, ma è il ricordo ciò di cui ho bisogno. Tra l'odore acre di cera, crisantemi e terra umida, si cela il ricordo di quelle parole, quei gesti e quel carattere fiero e orgoglioso di cui io sono erede in tutto e per tutto. Andrò e renderò conto, di ciò che ho realizzato e ciò che resta incompiuto, e sebbene nessuna parola arriverà mai in risposta, nè un cenno, nè un alito di vento, confiderò tutto ad una pietra fredda.
Di me, non c'è solo da esser fieri.


"Cosa vuoi che sia?
 Passa tutto quanto
 solo un po' di tempo e ci ridera su.

 Cosa vuoi che sia?
 Ci sei solo dentro
 pagati il tuo conto e pensaci tu."

 
24 Ottobre 2007

La mia vita Nero su Bianco (Capitolo 19)

Sono giunto al punto in cui il tutto per tutto non è più sufficiente.
Devo mettere alla prova la mia capacità di raggiungere lo scopo, ed è una prova disumana.


Ero già disperato al punto di spendere ogni grammo di energia.
Ero già disposto a cedere una parte del mio orgoglio.
Ero già deciso a continuare contro ogni ragionevole calcolo delle probabilità.


Ora ho sacrificato persino la cosa più importante.


Questa strada, che da tempo percorro, infine mi porta al suo passaggio più impervio, al passo più stretto. Potevo tornare indietro di qualche passo e tagliar fuori questo ostacolo: potevo imboccare il sentiero agevole del pianoro sulla collina.

Ma avrei perso troppo tempo, avrei raggiunto una tappa mediocre nella quale soggiornare.

Strada Impervia

E allora andiamo.
 
15 Ottobre 2007

I Vademecum (I)


Vademecum per Viaggiatori - Capitolo Venezia.
(dieci buone regole per un sabato sera "diverso" dal solito)



Rialto, Ponte

1 - Convincere la propria compagna dell'effettiva possibilità di trascorrere un week-end a Venezia in barba ad ogni pronostico.
2 - Pianificare minuziosamente itinerario e visite con almeno un mese di anticipo.
3 - Comparare rigorosamente prezzi e tariffe, preventivare le spese in termini di danaro ed energie.
4 - Parlare del viaggio per giorni interi, a partire da un paio di settimane prima della partenza. Gasarsi oltremodo.
5 - Scoccata l'ora X, partire in direzione del primo CheckPoint, arrivando prima dell'Intercity. Attendere la propria compagna per 50 minuti.
6 - Rendez Vous. Montare sul treno Prato-Venezia Mestre. Leggere gli sms sui rispettivi cellulari, parole crociate, Dylan Dog.
7 - Portarsi a Venezia S.Lucia, imbarcarsi sull'autobus-vaporetto, giungere in prossimità del ponte di Rialto. Cena. Crollare sul letto.
8 - Svegliarsi di (quasi) buon ora, o relativamente buon ora. Recarsi ai Giardini della Biennale, visitare i Padiglioni TUTTI. Fare fotogragie, scambiarsi commenti, spendere uno sproposito per un panino e una bibita sporca. Gelato. Altri Padiglioni.
9 - Sulla via del ritorno, cercare un supermarket. Trovare una Coop compressa .ZIP o .JPEG con rapporto qualità minimo. Rincasare, provarci con la propria compagna testandone la stanchezza. Desistere. Cucinare. Mangiare, rilassarsi con "un po' di TV" prima della notte brava.
10 - Guardarla, sorridere, scuotere la testa. Toglierle la maglietta e il reggi...umh...puppe mi pare si dica, rimboccarle le coperte, bacetto sulla guancia. Accendersi una sigaretta, la prima di una lunga serie. Provare l'emozione indescrivibile della propria "Prima Volta" con la De Filippi. Rimboccarle di nuovo le coperte che s'è rigirata. Rispondere "mmmmh" al suo "mmmmmmmmmh?". Guardarla dormire finchè il sonno non giunge salvifico.


P.S. I Russi sono geniali e gli Austriaci fetish. La Corea ha avuto un impatto traumatico con i cartoon made in U.S. In Francia esistono 107 e più modi di reinterpretare una lettera/mail.

P.P.S. Mi fai stare bene ;)
 
11 Ottobre 2007

Regina di Cuori!

"Mai scommettere con Giò, mai"
(antico brocardo della Terra di Lavoro)

ReginaCuori


Regina di cuori tra mille colori
sei tu la più bella e della notte la mia stella
 
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